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Fenomeni sincronici : cosa sono e come riconoscerli

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Cosa sono i fenomeni sincronici e cosa succede realmente nella nostra esistenza quando essi si verificano? 

Questo termine è comparso per la prima volta circa 90 anni fai a coniarlo fu nientemeno che Carl Gustav Jung, uno dei padri della psicanalisi moderna. Carl Jung credeva, sostanzialmente, che fossimo tutti collegati e che gli eventi sincronici non fossero altro che una manifestazione di questo collegamento. 

Quando parlava di “collegamento”, Jung si riferiva a ciò che lui chiamava “inconscio collettivo”. 

L’interesse di Jung circa la tematica dei fenomeni sincronici fu scatenato da un episodio alquanto particolare accaduto durante la sua vita; nel corso di una seduta, una paziente la cui situazione pareva particolarmente difficile da trattare, raccontò a Jung di aver sognato uno scarabeo dorato. 

Pochi istanti dopo,  Jung sentì un rumore provenire dall’esterno dello studio e, affacciandosi alla finestra, si trovò di fronte ad uno scarabeo. 

Jung definiva la sincronicità come una “unione di eventi interni ed esterni significativa per l’osservatore che non può essere spiegato da causa ed effetto”.

Coincidenza e Sincronicità : qual è la differenza?

Approfondendo la materia e verificando col passare del tempo alcuni fatti intervenuti nella mia vita, mi sono spesso posta la domanda “che differenza c’è tra coincidenza e sincronicità?”.

Alcuni scienziati credono che tutti gli esseri umani sperimentino questi eventi sincronici solo quando le nostre emozioni sono intensificate. Credono, in sostanza, che ciò avvenga perché notiamo le cose in modo diverso e notare ciò he non abbiamo mai notato prima.

Durante eventi importanti della nostra vita come nascite e morti di persone care o altri eventi altamente emotivi sembra che i fenomeni di sincronicità si moltiplichino; sebbene si tratti di un fatto che, almeno nella mia esperienza, può considerarsi certo, si tratta forse di una spiegazione un po’ semplicistica del fenomeno. 

Il fenomeno alla base della sincronicità, ovvero quello di causa ed effetto, può essere sperimentato anche durante esperienze legate alla sfera spirituale; non è raro, infatti, che una particolare coincidenza si verifichi dopo una profonda meditazione o una preghiera finalizzata all’ottenimento di qualcosa. 

Sempre riferendomi ad esperienze personali, posso affermare che la “sensazione” percepita durante un fenomeno di sincronicità è decisamente diversa da quella provata in caso di una “semplice” coincidenza. Quando una persona sperimenta un fenomeno di sincronicità, la sensazione generale è quella di aver appena vissuto qualcosa di straordinario “a pelle”,  qualcosa che, se condiviso con altri, può non suscitare la stessa meraviglia, lo stesso stupore. Questo perché i fenomeni sincronici, sono in qualche modo “mirati” e direzionati dalla nostra personalissima energia. 

I fenomeni legati alla sincronicità (almeno secondo la mia esperienza personale), sebbene possano essere amplificati da circostanze particolarmente emotive, non hanno in realtà bisogno di alcuna “spinta” esterna per verificarsi. Anzi, nel mio caso, solitamente è l’opposto. Quando la mia mente, la mia anima e la mia energia interiore sono libere da pensieri e da emozioni troppo forti, il processo di sincronicità aumenta la sua incidenza, proprio perché non opero in alcun modo per far sì che tale fenomeno si verifichi.

Dunque, dove sta la verità?

Credo che nessuno sarà mai in grado di rispondere a questa domanda in maniera definitiva, ma quello che è certo è che ognuno di noi può trovare il proprio metodo di canalizzazione al fine di aumentare il numero di fenomeni sincronici nella propria esistenza. 

Una differenza sostanziale tra coincidenza e fenomeno sincronico sta nella ripetitività di uno specifico evento; un episodio di sincronicità, infatti, tende a ripetersi più volte, almeno fino a quando non viene compreso pienamente il “messaggio” di tale evento.

Come si verifica la sincronicità

A questo punto, è d’obbligo specificare una cosa : gli eventi sincronici non si manifestano nello stesso modo per tutti, ma è innegabile che esistano degli “archetipi” che tendono a verificarsi ad una molteplicità di persone. 

Un esempio molto comune di questa tipologia di manifestazioni collettive, è quella legata alla comparsa di numeri doppi. 

Sono tante le persone in tutto il mondo che riportano di aver osservato il ripetersi di numeri doppi durante una determinata fase della loro vita; quando parlo di “numeri doppi”, mi riferisco alla ripetizione di una determinata cifra, ad esempio “5:55”. 

Solitamente, tale eventualità viene osservata tramite l’orologio o il timer di un dispositivo elettronico. 

Molti riferiscono di vedere continuamente lo stesso orario per più giorni consecutivi; altri, affermano di vedere molteplici orari “doppi” durante un dato arco di tempo. 

Si tratta senza dubbio di fenomeni sincronici che, sebbene abbiano un significato numerologico piuttosto standardizzato, assumono una sfumatura diversa in base alla persona che li vive e li osserva. 

Un altro fenomeno sincronico piuttosto comune è quello che collega un pensiero ad un evento reale. Non è raro, ad esempio, pensare ad una persona che non vediamo o non sentiamo da tempo e ricevere una telefonata o imbattersi “per caso” in quella stessa persona a distanza di pochissimo tempo. 

In questo caso, sembra quasi scontato dire che, come affermava Giordano Bruno, è il nostro pensiero che ha generato la materia, ovvero, l’eventualità reale dell’incontro. 

Déjà-vu e fenomeni sincronici

In realtà, non è chiaro quale sia la correlazione esatta tra pensiero ed evento reale in questo tipo di connessioni; si potrebbe pensare, infatti, che il nostro pensiero verso quella persona è stato a sua volta generato da una sorta di “premonizione” relativa all’incontro vero e proprio. Non si tratterebbe, dunque, di un pensiero autonomo e creatore, ma di una conseguenza di una sensazione interiore già presente in noi. 

Questo specifico caso somiglia al fenomeno del déjà-vu; sarà capitato più o meno a tutti di avere la sensazione di aver già vissuto un’esperienza, un accadimento o di essere già stati in un luogo che, di fatto, non si è mai visitato prima. E’ difficile dire cosa ci sia alla base di un fenomeno di questo tipo; potrebbe trattarsi di memorie passate che riaffiorano in uno specifico momento della vita o, ancora, di un’immagine archetipica che, per qualche motivo, riaffiora alla mente e ci induce un senso di “già vissuto”.

Un altro evento sincronico molto comune è quello legato all’improvviso malfunzionamento di una serie di oggetti, solitamente di natura elettronica; anche in questo caso, non è sempre possibile parlare di coincidenza a mio avviso, in quanto spesso i dispositivi elettronici reagiscono agli sbalzi energetici che noi stesso creiamo nell’ambiente circostante. 

Molte persone affermano di sentire o leggere ovunque la stessa identica parola durante un determinato periodo di tempo; anche in questo caso, è opportuno fare attenzione al tipo di sensazione che tale evento fa scaturire nel nostro animo. Spesso e volentieri, infatti, la mente tende a focalizzarsi su una cosa specifica e, da lì in avanti, sarà facile vedere tale cosa ovunque intorno a noi. Facciamo un esempio pratico : se una persona deve cambiare l’auto e la sua scelta ricade su uno specifico modello di una altrettanto specifica casa automobilistica, non è raro che la stessa persona veda ovunque auto di quel modello. Non si tratta di un fenomeno di sincronicità ma piuttosto di condizionamento mentale che acuisce l’attenzione verso un oggetto specifico per il quale, fino a poco tempo prima, non avevamo alcun interesse. 

Fenomeni sincronici : essere nel posto giusto al momento giusto

La differenza sostanziale tra coincidenze e fenomeni di sincronicità, a mio avviso, sta soprattutto nella tempistica con cui certi eventi accadono. 

Trovo, infatti, che non abbia senso parlare di sincronicità quando alcuni eventi, apparentemente collegati, avvengono a distanza di molto tempo l’uno dall’altro. 

La peculiarità degli eventi sincronici è quella di accadere secondo una stretta correlazione di causa ed effetto. 

L’elemento “tempo”, unito alla profonda “scossa” emotiva regalata dal verificarsi di determinati eventi, fa sì che la nostra percezione riconosca immediatamente un evento di tipo sincronico. 

Spesso e volentieri le sincronicità significative sono associate al concetto di fortuna o predestinazione. Capita di sentir parlare di persone che, per colpa di un ritardo, hanno perso un aereo che poi, durante il volo, si è schiantato al suolo. 

In quel caso, la circostanza del ritardo può essere considerata una sorta di “premonizione inconscia” del pericolo imminente; in questo caso, è facile capire come un evento di portata emotiva profonda non sia direttamente collegato ad un’intenzione o ad un pensiero manifestamente espresso. L’uomo che ha perso il volo “maledetto”, infatti, avrà provato un senso di rabbia al momento in cui si è reso conto che non era riuscito a prendere quell’aereo. La sua intenzione primitiva, dunque, non portava naturalmente a perdere quel volo ma a prenderlo. E’ stato dunque qualcos’altro a prendere il sopravvento sull’intenzione dell’uomo e a far accadere una serie di circostanze che hanno portato, di fatto, alla sua incolumità. 

Ma allora, perché anche gli altri passeggeri di quel volo non hanno sperimentato lo stesso ritardo salvifico?

Anche a questa domanda è difficile rispondere, se non appellandosi al concetto di predestinazione

In realtà, pur ammettendo che possa esistere una sorta di predestinazione legata al fatto che tutti noi siamo collegati in modo sottile a livello energetico, sono piuttosto convinta che la sensibilità alla sincronicità sia in qualche modo sviluppabile attraverso una costante osservazione dei segnali che capitano ogni giorno nella nostra esistenza. 

E se quelle persone che sono perite durante il volo maledetto non avessero notato nei giorni precedenti dei chiari segnali che comunicavano loro di non salire su quell’aereo ignorando, di fatto, l’avvenimento di imminente pericolo?

O, ancora più probabile, li avessero in qualche modo notati ma non li avessero ritenuti significativi?

Uno dei problemi più frequenti legati al fenomeno della sincronicità è senza dubbio quello di ignorare volutamente gli eventi significativi, identificandoli come “semplici coincidenze”. 

Questo può accadere per mille motivi, legati soprattutto ad una discreta mancanza di fiducia nelle proprie sensazioni più profonde. Il famoso “sesto senso”, non è altro che un flusso di energia sotterraneo che riesce a mettere in luce ciò che i sensi “fisici” non riescono ad inquadrare e spiegare. 

Per essere pienamente consapevoli degli eventi sincronici che accadono quotidianamente nella vita di ognuno di noi, è importante imparare ad ascoltare la propria voce interiore, senza affidarsi necessariamente all’intermediazione e al filtraggio effettuato dalla mente razionale. 

Inoltre, dato che non possiamo certo chiedere alla nostra memoria di essere sempre vigile ed impeccabile, è utile tenere un “diario delle sincronicità” in modo da poter registrare tutti quegli accadimenti che contribuiscono a darci prova materiale di un fenomeno tanto complesso e affascinante.